Evoluzione ed efficacia di una arte marziale

Evoluzione ed efficacia di una arte marziale

Le guerre, i conflitti, lo scontro tra uomini e nazioni attraversano la storia dell’umanità fin dalla sua nascita. Nel corso dei secoli, al variare delle tecnologie, delle condizioni politiche e sociali di una nazione, a seconda delle zone (se noi come “occidente” conosciamo la pace non è ancora vero per altre parti del mondo) l’arte della guerra è stata declinata e interpretata in molti modi.
Da semplice ed efficace corpus di tecniche utilizzate per difendersi o sopraffare il proprio avversario, per sopravvivere insomma, a vere e proprie “vie” dove i movimenti si sono fatti più astratti alla ricerca della crescita spirituale e filosofica più che alla vera e propria effettività in combattimento.
Chi si approccia per la prima volta alla pratica di un’arte marziale o AM dovrebbe porsi una domanda molto seria rispetto alle ragioni che spingono a farlo, questa domanda lo indirizzerà verso il metodo giusto per lui evitando errori di percorso, brutte sorprese e grandi, grandissime perdite di tempo.
La sincerità del praticante e della scuola, accademia, dojo o kwoon che si frequenti rispetto a quello che si insegna e si pratica è fondamentale.
Affermare che se si ricerca un certo tipo di efficacia bisogna rivolgersi a quelle arti marziali che prevedono un regolamento sportivo full contact non è esagerare.
La competizione sportiva ha fatto sì che in contesti di pace e sicurezza si continuasse a tendere verso un certo tipo di pragmatismo e ricerca della tecnica utile che ha in qualche modo ha preservato lo scopo ultimo di una AM: quello di essere in grado di sostenere una lotta contro qualcuno che ti vuole sopraffare.
In questo le mixed martial arts o MMA e all’interno di questa il corpus di tecniche del BJJ hanno rivoluzionato il mondo delle AM e degli sport da combattimento, stabilendo nuove gerarchie e di fatto selezionando le discipline utili allo scontro.
Le MMA sempre più diffuse e praticate infatti hanno un regolamento poco restrittivo che, per quanto sia possibile, si avvicina di più alla realtà.
In molte palestre dove si pratica “tradizionale” il torneo non è visto di buon occhio, la tesi a sostegno di tale visione è che la realtà di una strada non è quella di un ring, di una gabbia o di un tatami che è inutile competere perché certe tecniche mortali non possono essere usate. In strada infatti non ci sono regole.
È vero, ma allo stesso tempo falso.
Chi è interessato alla difesa personale non potrà certo fare affidamento solo al combattimento sportivo, ma lo scambio libero e tutti gli automatismi che si acquisiscono grazie ad esso costituiranno la giusta base da cui poi estrapolare le tecniche di difesa utili fuori dal ring, servirà anche in questo caso una pratica molto specifica ma la base è quella e non si scappa.
Di contro prendiamo un praticante di una AM tradizionale che pratica solo forme e applicazioni prestabilite, il suo immenso corpus di tecniche micidiali, ditate varie, colpi in punti segreti ecc.ecc. che non ha mai testato nella realtà la bontà della sua arte contro un avversario in movimento e poco propenso a collaborare.
Scoprirà con sorpresa che di tutto quello che ha studiato poco si salva e quel poco risulterà inutile proprio in virtù del fatto che non è stato mai testato in uno sparring libero.
Non è allenato alla distanza, al timing, a subire colpi violenti o la pressione che impone un lottatore.
Esperienza personale, dodici e più anni di pratica del kung fu non sono serviti a nulla contro un thai boxer, ancora meno contro un lottatore di BJJ. La pratica delle forme, l’applicazione di tecniche con avversari collaborativi e colpi dichiarati sono inutili e spesso anche pericolosi laddove danno all’ignaro praticante la sensazione di saper combattere e lottare.
Come si diceva sopra dunque è importante la premessa con la quale ci si avvicina ad una disciplina: se si pratica per rimanere in forma e per la salute ben vengano le AM tradizionali, basta essere consapevoli che poi nella realtà quelle tecniche praticate non funzioneranno.
Si può tranquillamente affermare dunque che la trasposizione di un’arte marziale in chiave sportiva ha costituito un modo essenziale per salvaguardare la bontà della stessa.
Il BJJ origina dal Giappone dalle tecniche utilizzate in guerra dai samurai, alla ricerca della semplicità ed efficacia.
In un contesto di pace la competizione sportiva, l’attitudine ad accettare qualsiasi sfida da qualsiasi altra disciplina provenisse e la continua verifica dell’effettività in circuiti di valetudo, MMA ha fatto sì che il BJJ diventasse una delle arti marziali più importanti e rivoluzionare della nostra epoca.
La forza del BJJ sta nello sparring e nell’apertura mentale con la quale si ingloba qualsiasi tecnica risulti utile alla finalizzazione dell’avversario. Non c’è nulla di sacro e intoccabile, si ricerca solo l’efficacia.

Lorenzo Farfarelli Fusion Academy
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